Genoa Business Unit, la “corsia veloce” per chi investe: task force comunale tra rigenerazione urbana e nuova occupazione

Presentata a Palazzo Tursi la Genoa Business Unit, struttura gratuita che affianca imprese e investitori per orientarsi tra opportunità, spazi e procedure. Silvia Salis: «Semplificare significa creare lavoro e trattenere giovani». Al centro matching domanda-offerta, accelerazione degli iter, recupero del patrimonio pubblico e attrazione di progetti anche internazionali

Una task force unica, pensata per togliere ostacoli e accorciare i tempi a chi vuole fare impresa, investire o rigenerare un pezzo di città. È la Genoa Business Unit, presentata ufficialmente nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi come struttura operativa del Comune, costruita mettendo insieme competenze e personale della Direzione Attrattività, Competitività, Transizione ecologica e della Direzione Pianificazione Urbanistica. L’idea di fondo è semplice ma ambiziosa: offrire un punto di riferimento stabile e gratuito, capace di accompagnare pubblici e privati dall’idea al progetto, trasformando l’amministrazione da “sportello autorizzativo” a interlocutore che dialoga, coordina e facilita.

Nel disegno raccontato durante la presentazione, la Genoa Business Unit nasce per intercettare investimenti che non siano soltanto un’operazione economica, ma che producano effetti concreti: occupazione, nuove attività produttive, riqualificazione di spazi oggi inutilizzati e incremento dell’attrattività urbana. Il servizio viene definito accessibile senza limitazioni e orientato a imprese locali, nazionali e straniere, ma anche a realtà non profit e a soggetti che, pur non essendo “grandi investitori”, necessitano di un percorso chiaro e di interlocuzioni coordinate per muoversi dentro la macchina amministrativa.

Il messaggio politico della mattinata è stato affidato alle parole della sindaca Silvia Salis, che ha legato la creazione della task force a un obiettivo che supera la sola dimensione economica: trattenere e richiamare giovani, invertire una tendenza di lungo periodo che ha spinto molte persone a cercare altrove opportunità professionali. «Se vogliamo che Genova cresca, dobbiamo rendere più semplice il percorso di chi vuole investire in città», ha spiegato, inserendo nel concetto di crescita non soltanto innovazione e riqualificazione, ma soprattutto possibilità di lavoro qualificato e prospettive di stabilità. La Genoa Business Unit, nella visione della sindaca, diventa quindi un modello di accompagnamento: un’amministrazione che mette a sistema competenze e opportunità e accelera i processi, perché «investire su Genova significa investire su una città che crede nel proprio capitale umano».
In apertura, insieme alla sindaca, è intervenuto anche il vicesindaco Alessandro Terrile, sottolineando la funzione di questo strumento nel rendere più rapido e meno frammentato l’incontro tra chi vuole avviare un’iniziativa economica e il ventaglio di occasioni che la città può offrire. Il punto, in sostanza, è creare un canale riconoscibile e affidabile: non un ufficio “in più”, ma una cabina di regia capace di orientare investitori e operatori dentro un percorso che spesso si inceppa tra procedure, competenze distribuite e necessità di coordinamento.
Le missioni dichiarate della Genoa Business Unit insistono proprio su questa logica di regia e connessione. Da una parte c’è il matching tra domanda e offerta territoriale, cioè la capacità di collegare esigenze di chi investe con spazi disponibili, professionalità locali e opportunità già attivabili; dall’altra c’è l’accelerazione degli iter interni, che significa far dialogare gli uffici competenti e ridurre i tempi di istruttoria, evitando passaggi ridondanti o percorsi paralizzati dalla mancanza di un referente unico. Nel pacchetto rientrano anche il rafforzamento delle reti con gli stakeholder, lo sviluppo di interlocuzioni mirate e l’organizzazione di incontri B2B, con un orizzonte che guarda al medio-lungo periodo: attrarre nuove attività produttive e aumentare il valore del patrimonio immobiliare attraverso recupero e riconversione funzionale.
La presentazione si è poi articolata in tre focus affidati agli assessori della giunta, ognuno collegato a un tassello della strategia. L’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola ha impostato l’intervento sulla rigenerazione urbana, con un riferimento esplicito alla visione della “Città dei 15 minuti” e alle aree su cui l’amministrazione ritiene possibile attivare sviluppi e trasformazioni. L’assessore al Patrimonio Davide Patrone ha invece spostato l’attenzione sugli immobili pubblici, sottolineando quanto il loro riutilizzo, anche con il contributo di iniziative imprenditoriali, possa restituire spazi riqualificati e operativi, rimettendo in circolo valore per la collettività. Sul fronte lavoro e impatto sociale, l’assessore al Lavoro e Rapporti sindacali Emilio Robotti ha richiamato gli strumenti per favorire l’inserimento professionale e amplificare l’effetto dei nuovi insediamenti in termini di posti di lavoro.
Dentro la stessa cornice è stato anticipato anche il lavoro di marketing territoriale, con uno sguardo ai prossimi appuntamenti internazionali e, in particolare, alla presenza della città al MIPIM di Cannes, considerato la principale vetrina mondiale del settore immobiliare. L’obiettivo, qui, è presentare progetti e opportunità a una platea globale, costruendo un racconto di città che non si limita a “offrire spazi”, ma propone un contesto complessivo in cui investire abbia senso.
In questo quadro si inseriscono anche i dati che il Comune ha portato a sostegno dell’efficacia della Genoa Business Unit dall’avvio operativo nel luglio 2022: circa duecento interlocuzioni gestite, quasi la metà a livello cittadino, il 30% su scala nazionale e il 15% internazionale. Un segnale, secondo la lettura proposta, di una struttura che sta intercettando interessi diversi e che, soprattutto con gli investitori stranieri, si trova spesso a rispondere a esigenze che vanno oltre la sede fisica: contano il contesto socioeconomico, la capacità di attrarre competenze e l’ecosistema culturale e urbano in cui l’attività si inserisce. Quanto ai comparti, dalle interlocuzioni emerge una domanda che conferma alcune tendenze: oltre alla logistica, vengono indicati come ambiti in cui la città risulta competitiva anche rispetto a grandi poli come Milano e Roma i data center, le residenze universitarie e l’hôtellerie di fascia alta, mentre tra i filoni in crescita compaiono impiantistica sportiva, iniziative legate al benessere, intrattenimento e cultura, settori che, secondo il ragionamento esposto, si intrecciano con clima, qualità paesaggistica e patrimonio storico e naturalistico.
La Genoa Business Unit, in definitiva, viene presentata come uno strumento che prova a mettere ordine nel “come” si investe: non solo attrazione, ma accompagnamento, non solo progetti, ma condizioni perché quei progetti possano partire e restare. Con un obiettivo implicito ma costante: trasformare l’interesse in cantieri e i cantieri in sviluppo, facendo della semplificazione un pezzo di politica pubblica capace di incidere sulla vita economica e urbana.
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